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Il rapporto con il cibo

Dimagrire senza rinunciare a pane, pasta e pizza

La domanda che ci fanno per prima, e la risposta vera. Perché eliminare pasta e pizza non fa dimagrire più in fretta, e cosa succede davvero al primo strappo.

Le biologhe nutrizioniste dello studio Dimagrimento Lento
Biologhe nutrizioniste · Salerno, Angri e Nocera

"Dottoressa, ma è vero che bisogna rinunciare a pane, pasta, pizza e dolci per perdere peso?"

È la domanda che ci sentiamo fare più spesso, e quasi sempre arriva per prima.

Prima del prezzo, prima dei tempi, prima di qualsiasi altra cosa. A volte la fanno ridendo, come se fosse una battuta, e si capisce benissimo che non lo è.

La risposta è no. Ma la parte interessante non è la risposta: è perché quella domanda arriva sempre prima delle altre.

Perché la domanda su pane, pasta e pizza arriva sempre per prima

Da queste parti il cibo non è solo cibo.

È il pranzo della domenica a casa dei genitori, che non è un pasto ma un appuntamento. È tuo padre che cucina saporito e ci mette l'olio senza contarlo, perché per lui volerti bene si fa così. È il caffè con qualcosa al bar, che dura tre minuti ed è l'unico pezzo di giornata in cui non stai facendo niente per nessuno.

Chiedere a una donna di eliminare la pasta non è chiederle di togliere un alimento. È chiederle di uscire da un tavolo, e di spiegare ogni domenica perché.

Nessuno regge a lungo una cosa del genere. Non perché sia debole: perché il prezzo sociale è più alto del risultato promesso.

Cosa succede davvero quando elimini pasta e pizza

La settimana comincia bene. Precisa, ordinata, con la spesa fatta come si deve.

Poi arriva la domenica. Oppure la cena fuori del sabato, o la collega che compie gli anni e porta le paste in ufficio.

E lì non succede che mangi un piatto di pasta. Succede una cosa più costosa: siccome quel piatto era vietato, mangiarlo non è più un pasto, è uno strappo. E dopo uno strappo la frase che arriva è sempre la stessa: tanto ormai, ricomincio lunedì.

Il piatto di pasta non ha rovinato niente. A rovinare la settimana è stato il fatto che fosse proibito.

Il divieto costruisce il senso di colpa, il senso di colpa apre la porta a una serata intera, e la serata intera diventa la prova che tu "non ce la fai". Tre passaggi, e nessuno dei tre riguarda il cibo. È lo stesso meccanismo che sta dietro al ritorno dei chili dopo ogni dieta.

Il lavoro vero sta nelle occasioni

Nei nostri percorsi non consegniamo un elenco di cose da evitare in vista della domenica.

Lavoriamo su come si attraversa quella giornata. Come ci arrivi, cosa succede la mattina, cosa fai quando ti alzi da tavola, cosa fai il giorno dopo. E soprattutto cosa non fai il giorno dopo, perché la reazione più comune, saltare i pasti per compensare, è quella che riapre il ciclo.

Le pazienti che seguiamo da più tempo lo raccontano così: non hanno smesso di andare ai pranzi di famiglia, hanno smesso di andarci in apnea.

Quello che c'è in casa conta più della lista della spesa

C'è una parte del lavoro che sorprende quasi tutte, ed è quella che riguarda casa.

Dove sono le cose. Cosa è a portata di mano nel momento in cui rientri e hai fame e sei stanca. Cosa compri "per gli altri" sapendo benissimo chi lo finirà. Cosa succede tra le sei e le otto di sera, che nella maggior parte delle giornate è la fascia oraria in cui si decide tutto.

Sono comportamenti, non ingredienti. Ne abbiamo mappati 82, e questo è uno dei gruppi che pesa di più, perché agisce quando la giornata ti ha già consumato la capacità di decidere.

Da noi non si danno voti

Quando ci racconti cosa hai mangiato, non stiamo valutando.

Non ti diremo cosa mancava nel piatto, non useremo la parola sgarro come si usa un cartellino, e non ti chiederemo di giustificare una domenica. Se ti servisse qualcuno che ti dice che hai sbagliato, quella parte la fai già benissimo da sola: lo sentiamo dire in visita quasi ogni giorno.

Quello che ci serve sapere è un'altra cosa: in quale momento mangiare ha smesso di essere una scelta. Perché è lì che si lavora, e finché quel momento resta coperto dalla vergogna non lo troviamo.

Si può mangiare la pizza dentro un percorso?

Non è un premio. Non è una concessione che ti fa la nutrizionista se sei stata brava.

È una cosa che deve stare dentro la tua settimana normale, altrimenti il percorso non è tuo: è un periodo di eccezione che prima o poi finisce, e quando finisce torna tutto com'era.

Il modo più semplice che abbiamo per capire se un percorso sta funzionando non è la bilancia. È che tu smetta di chiederci il permesso.

Perché serva tempo per arrivarci, e perché il nostro metodo si chiami così, lo raccontiamo in Dimagrimento lento: perdere peso senza riprenderlo.

Domande frequenti

Si può dimagrire mangiando pasta e pizza?

Sì, e nei nostri piani ci restano. Quello che cambia non è la presenza del piatto, è come si costruisce la giornata intorno a quel piatto e cosa succede il giorno dopo.

Quante volte a settimana posso mangiare la pizza?

Non c'è un numero uguale per tutte, e diffidare di chi te lo dà in un articolo senza averti mai vista. Dipende da com'è fatta la tua settimana, dal tuo lavoro e da quali sono le tue occasioni fisse.

E il pranzo della domenica in famiglia?

Resta. È una delle occasioni su cui lavoriamo di più, perché è quella che manda a monte più settimane. Non ti chiediamo di saltarlo, ti chiediamo di non arrivarci in apnea e di non compensare digiunando il lunedì.

Il primo colloquio è a pagamento?

No. La consulenza conoscitiva dura un'ora, è gratuita e senza impegno. Si fa nelle sedi di Salerno, Angri e Nocera Inferiore.

Se ti sei riconosciuta

Il primo passo non costa niente.

La consulenza conoscitiva è gratuita: ci racconti come mangi davvero, feste e domeniche comprese, e ti diciamo con onestà se il nostro modo di lavorare fa al caso tuo.

Puoi fissarla su www.dimagrimentolento.it. Riceviamo a Salerno, Angri e Nocera.

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